1. Chi siete? Che cosa vi accomuna?
2. Quali sono le ragioni per cui questo DDL non vi va bene? Non è una garanzia per le donne e per i bambini? Perché no?
3. Siete contrarie all’epidurale?
4. Perché dovrei "partorire con dolore", se esiste l'anestesia epidurale?
5. Siete contrarie alla gratuita’ dell’epidurale?
6. Che cosa chiedete?
7. Che cosa intendete per "libera scelta in gravidanza e sala parto"?
8. Che cosa contestate soprattutto nell'attuale situazione della nascita in Italia? Che cosa proponete per migliorarla?
9. Se poteste scegliere 3 priorità’ quali sarebbero?
10. E per chi non avesse un parto fisiologico? Chi avesse problemi con l'allattamento? Sarebbe fuori dai Vostri "schemi"?
11. Siete contrarie alla donazione del cordone ombelicale?
12. Qual è secondo voi la situazione ottimale per il bambino?
13. Io ho paura e desidero essere assistita il più possibile dal personale medico e dall'ospedale. Credo che affidare il parto all'ostetrica ed essere dimessa precocemente sia pericoloso.
14. Io non credo di riuscire ad affrontare il dolore del parto, preferirei fare un cesareo piuttosto che soffrire per ore e ore. Come rispondete?
15. Il mio medico dice che l'epidurale aiuta mio figlio, poichè con meno stress la madre riesce a respirare meglio e garantisce al feto un migliore apporto di ossigeno. Perché dovrei negare questo vantaggio a mio figlio?
16. Sono rimasta incinta con un'inseminazione artificiale. Il parto naturale è sicuro per me e per mio figlio?
17. Ho più di 35 anni. Il parto naturale è sicuro per me e per mio figlio?

1. Chi siete? Che cosa vi accomuna?

Siamo donne, madri, padri, ostetriche, ginecologi, psicologi perinatali, associazioni e altri professionisti che ruotano intorno al tema del parto. Alcune di noi hanno avuto un parto naturale, altre hanno fatto l’epidurale, altre il cesareo. Ci accomuna l’aver fatto un percorso di riscoperta della fisiologia della nascita e di analisi di ciò che la viola, guidati dal desiderio di vivere in autonomia e consapevolezza uno dei momenti più importanti della nostra vita di figli e di genitori.

2. Quali sono le ragioni per cui questo DDL non vi va bene? Non è una garanzia per le donne e per i bambini? Perché no?

Il DDL contiene alcune buone ed importanti novità, ma la filosofia generale della proposta di legge e la maggior parte degli articoli non prevedono tutele effettive per la donna ed il bebè.
In particolare:
- nulla di concreto è previsto per evitare alla donna da interventi di medicalizzazione di prassi comune ma sovente non necessari e potenzialmente pericolosi, (es. episiotomia – cioè taglio, durante la fase espulsiva, del muscolo perineo e della pelle che circonda l’ingresso della vagina-, rasatura dei peli del pube, travaglio e parto distese sul lettino - anziché libere di muoversi e scegliere la posizione più adatta a facilitare la nascita, manovra di kristeller – pericolosa pratica in cui il personale ospedaliero spinge sopra la pancia della partoriente per far uscire il bebè, induzione del parto con ormoni sintetici, rottura meccanica delle acque - il sacco che contiene il bebè viene rotto attraverso l’uso di un uncino, inosservanza dei tempi fisiologici della donna e del bambino, uso di forcipe e ventosa, allontanamento del bambino dopo il parto, etc.).
- ratifica e consolida la visione della nascita come “evento medico” e sorvola sugli aspetti relazionali e psicologici, non considerando le evidenze scientifiche che potrebbero, senza uso di invasive pratiche mediche, permettere una nascita più sana, gratificante e sicura per migliaia di donne;
- in particolare nulla si prevede per aiutare la mamma nel processo di “empowerment” ovvero di presa di coscienza delle sue capacità innate di dare alla luce, di allattare e di accudire il proprio bambino, mettendola nelle condizioni psicofisiche per recuperare fiducia nelle sue capacità generative. La donna è incoraggiata a delegare se stessa e il proprio bebè ai medici, e agli interventi esterni.
- non contiene nessuna indicazioni specifica che tutela il rispetto della salute del bebè, ovvero il rispetto dei suoi tempi, l’esigenza di essere a contatto immediato e continuativo con la madre, né particolari interventi di sostegno dell’allattamento al seno.

3. Siete contrarie all’epidurale?

Non siamo contrarie all’epidurale in assoluto. Siamo pero’ preoccupate di tre cose:
- che l’epidurale in questo ddl e nelle campagne di informazione fatte dai politici e dai media, viene presentato come un metodo di riduzione del dolore del parto “naturale”, privo di rischi degni di nota. Nella realtà’ un parto con epidurale e’ un parto medicalizzato e non naturale. Il parto con epidurale è un parto in cui la donna spesso non e’ in grado di assumere un ruolo attivo (le spinte espulsive devono essere fatte dietro indicazione medica), in genere necessita di somministrazione di ormoni sintetici che stimolano le contrazioni, inibendo il naturale ritmo biormonale attivato dal travaglio, non consente una libertà totale di movimento della partoriente, e molto altro.
In quanto intervento medico l’epidurale ha numerosi controindicazioni e rischi. Oltre ai rischi solitamente connaturati a qualsiasi atto medico, l’epidurale aumenta considerevolemente le probabilità per la donna di subire un cesareo per complicazioni (probabilità raddoppiata o triplicata nelle primipare), l'anestesia epidurale è associata significativamente a difficoltà nell'allattamento a pochi giorni dalla nascita ed è stata riconosciuta come causa della riduzione dell'allattamento nella prima settimana dopo il parto (studio condotto dalla University of Swansea di Sidney e pubblicato sulla rivista "International Breastfeeding Journal")
- può’ generare numerosi effetti collaterali passeggeri o cronici sulla madre (es. mal di testa, mal di schiena, per settimane o mesi dopo l’intervento). Nulla è considerato degli effetti sul feto, che non beneficia del cocktail di ormoni secreti nel parto naturale ed inibiti dall’anestesia, venendo così privato di un aiuto messo a punto in milioni di anni per garantire il proseguimento della specie.
- Includere, come unico esempio di modalità di riduzione del dolore nel parto l’epidurale nel ddl ci pare un atteggiamento miope. L’epidurale e’ una modalità in uso da un numero relativamente basso di anni e non conosciamo ancora esattamente quali siano i veri e possibili effetti dannosi per la salute dei nascituri. Non dimentichiamo che non e’ il primo anestetico utilizzato nei parti: già all’inizio del 1900 in Germania e negli Stati Uniti venivano usati morfina, scopolamina (farmaco che cancella la memoria) etere e cloroformio che ora sono assolutamente banditi, negli anni 70 in Italia le donne venivano addormentate nella fase espulsiva, di tutte queste tecniche analgesiche farmacologiche largamente utilizzate nel passato oggi sono noti gli effetti devastanti. Non e’ rischioso sancire per legge la legittimità’ di una prassi medica specifica qualsiasi, che interviene per modificare un processo fisiologico e non patologico? Non basterebbe, per prudenza, parlare di modalità’ farmacologiche e non, di riduzione del dolore?
In sintesi, non siamo contrarie alla libera scelta delle donne sull’epidurale purché’ venga tutelato, in modo rigoroso e reale, il diritto ad una scelta davvero informata, ovvero con indicazione di pro e contro e di possibili alternative.

4. Perché dovrei "partorire con dolore", se esiste l'anestesia epidurale?

Non intendiamo contestare l’epidurale in quanto tale, ci limitiamo a segnalare che si tratta di una tecnica sofisticata, che necessita di essere praticata correttamente per essere efficace, e che comunque non è esente da controindicazioni.
Nel percorso di scelta di avvalerti dell’epidurale, assicurati che ti vengano illustrati i rischi ad essa connessi, incluso quali altre sostanze dovranno esserti somministrate, l’aumento di rischio di parto operativo (perfusione di ossitocina, ventosa ostetrica) o taglio cesareo, i rischi di compromissione dell’allattamento al seno.
Operando la scelta in merito al “parto indolore”, inoltre, considera che l’epidurale triplica la probabilità di avere bisogno di interventi operativi che in genere comportano un decorso post-partum di gran lunga più doloroso del decorso del parto fisiologico, con possibili conseguenze di lungo corso e generalmente associate ad una ripresa tardiva dei rapporti sessuali. Sii consapevole che esistono altre possibilità per contenere il dolore, che non essendo farmacologiche non hanno controindicazioni né strascichi ne l post-partum, che sarebbe utile conoscere e provare prima di farsi fare l’epidurale (che comunque va fatto non prima dei 4 cm di dilatazione).

5. Siete contrarie alla gratuita’ dell’epidurale?

Non siamo contrarie alla gratuità dell’epidurale in astratto.
Nel concreto, poiché’ le risorse economiche disponibili sono sempre limitate, occorre definire delle priorità di azione.
Concentrare le risorse economiche sull’epidurale e’ a nostro avviso un errore e un autogol per le donne, perché fornisce l’alibi alle strutture ospedaliere di anestetizzare le partorienti, anziché circondarle di attenzione, assistenza continua e personalizzata, proponendo tecniche e modalità’ di contenimento del dolore anche non farmacologiche.

6. Che cosa chiedete?

Chiediamo che questo DDL venga rimesso in discussione e che le donne che sono a contatto con la realtà vera della nascita oggi, che conoscono concretamente e hanno provato sulla propria pelle l’effetto degenere in cui oggi versa il sistema della nascita, siano parte attiva, propositiva e tenuta in considerazione, al fine di varare una legge realmente a tutela di donna e bebè, e all’avanguardia.
Chiediamo che nel riesame siano anche interpellati i professionisti che da anni si formano sulla fisiologia della nascita, affinché siano garantiti alcuni diritti necessari per assicurare alle donne la vera libertà di scelta in gravidanza e in sala parto:
- Corsi preparto facilmente accessibili anche a donne che lavorano o con altri bambini e ai papà, organizzati in epoca gestazionale precoce.
- Assistenza continuativa e omogeneità delle informazioni ricevute con l’effettivo trattamento in sala parto, che deve essere umano, rispettoso, appropriato e basato sulle evidenze scientifiche.
- Dati circa tutte le procedure ostetriche e i protocolli del reparto maternità disponibili sui siti di tutti gli ospedali.
- Garanzia di poter essere accompagnate da persone di fiducia in luoghi intimi e confortevoli appositamente attrezzati all’interno degli ospedali
- Reale possibilità di scegliere un percorso nascita alternativo a quello dell’ospedale, ovvero a domicilio o in casa maternità.
- Rimborsabilità di tale legittima scelta.
- Aiuto reale nel puerperio e con l’allattamento al seno
- Informazione completa circa la donazione del cordone e possibilità reale di poter decidere circa i tempi del taglio del cordone ombelicale e l’uso della placenta.

7. Che cosa intendete per "libera scelta in gravidanza e sala parto"?

La libera scelta è in primo luogo la scelta informata e consapevole. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che la donna: possa accedere liberamente e facilmente a tutte le informazioni relative agli esami in gravidanza (quelli necessari e quelli superflui o pericolosi) e alle pratiche ostetriche normalmente in uso nelle sale travaglio e parto. In particolare l’informazione dovrà essere obiettiva, fondata sulle evidenze scientifiche e raccomandazioni dell’OMS, nonché contemplare sia dal punto di vista medico sia da quello della relazione con il bambino.
Inoltre, non si dà libera scelta, se la donna in travaglio non è supportata anche psicologicamente dalla presenza di persone care e di professioniste a sua disposizione, che la rassicurino e garantiscano che non sia, nel momento della difficoltà, nei fatti manipolata e indotta ad accettare acriticamente ciò che non desidera per sé e per il proprio bambino.

8. Che cosa contestate soprattutto nell'attuale situazione della nascita in Italia? Che cosa proponete per migliorarla?

Il tasso di cesarei in crescita esponenziale è solo la punta dell’iceberg della situazione drammatica in cui versa il nostro paese così come denunciato anche da studiosi e scienziati riconosciuti a livello internazionale come punti di riferimento sui temi correlati alla nascita. Non vi sono purtroppo statistiche sullo stato di trauma che la maggior parte delle donne vivono a fronte della nascita dei propri figli, che a causa di prassi assurde e dannose subiscono danni di natura fisica, ma anche legati a profonde depressioni, a senso di inadeguatezza, di incapacità, che si riflettono nelle difficoltà di cura dei bambini.
Non vi sono statistiche pubbliche sulle pratiche invasive e riconosciute come pericolose dalla letteratura scientifica in assoluto o se praticate in modo indiscriminato (induzione della gravidanza, episiotomia, kristeller, immobilizzazione della donna, divieto di mangiare o bere, intervento meccanico per l’estrazione della placenta, cesareo elettivo per pregresso cesareo, per ricordarne alcune). L’assistenza prestata al parto è sovente inappropriata, tanto dal punto di vista cinico quanto da quello psicologico, con picchi nelle regioni del sud, dove si registrano percentuali di TC che sfiorano il 70% e dove oltre il 50% delle donne che partoriscono naturalmente non ha avuto nessuna persona cara vicina durante il travaglio.
E’ inoltre dimostrato dalle statistiche che la percentuale di complicanze e parti operativi è inversamente proporzionale all’informazione della donna e della famiglia.
Gli ospedali e i consultori italiani, al fine di ottemperare ai protocolli già vigenti e sovente disattesi, dovrebbero dunque:
- Organizzare corsi di accompagnamento alla nascita realmente accessibili a tutte e tutti.
- Prevedere presso i reparti maternità locali e mentalità idonei all’accoglimento dell’evento umano (la nascita o l’allargamento della famiglia) e non solo quello meramente biologico
- Formazione continua e aggiornamento del personale, al fine di mettere in pari la situazione italiana con quella di altri stati esteri all’avanguardia (Olanda, Inghilterra…).
- Tutti i professionisti che ruotano attorno al tema del parto devono essere formati sulla fisiologia del parto, e la donna deve essere tutelata, nella scelta dei professionisti a cui affidarsi, sulla loro capacità e competenza

9. Se poteste scegliere 3 priorità’ quali sarebbero?

1. un sistema di regole che impongano alle strutture ospedaliere il rispetto reale della donna e del bebè’ durante gravidanza, parto e puerperio (empowerment della donna, assenza di interventi medici se non oggettivamente e scientificamente riscontrabili come validi, sostegno e continuità assistenziale alla famiglia).
2. Il ritorno alla centralità della figura dell’ostetrica e al concetto di parto come evento fisiologico, quindi minimizzando il contatto con medici e pratiche mediche e riqualificando la formazione delle ostetriche. Nonché garanzie per la donna che le figure professionali che gravitano attorno a gravidanza, parto e puerperio siano formate sulla fisiologia della nascita e all’altezza di seguirle nei diversi passaggi.
3. libertà di scelta da parte della donna del luogo del parto e della continuità assistenziale (presuppone che non vi sia una discriminante economica, quindi i rimborsi previsti per l’assistenza alla donna e al bebè’ possano essere versati direttamente alla donna a copertura di spese documentate, e non esclusivamente agli ospedali o a strutture convenzionate).

10. E per chi non avesse un parto fisiologico? Chi avesse problemi con l'allattamento? Sarebbe fuori dai Vostri "schemi"?

Molte delle associazioni e delle strutture che fanno parte di Tuteliamocilparto, nascono proprio per il sostegno psicologico e di informazione delle donne che non hanno avuto un parto fisiologico o che necessitano di un supporto per l’allattamento.

11. Siete contrarie alla donazione del cordone ombelicale?br />
Non siamo contrarie, ma anche questa pratica riteniamo che non possa essere oggetto di una campagna di sponsorizzazione analoga a quella che auspichiamo per la donazione autonoma, consapevole e di persone adulte, di organi e parti che appartengono loro. Occorre fornire informazioni oggettive e complete sulle conseguenze di tale atto. Il sangue del cordone ombelicale viene sottratto al neonato e non alla madre, che in questo caso dispone di qualcosa che riguarda un’altra persona. Analogamente a quanto avverrebbe per una donazione di sangue di un minore, che, nel nostro paese non e’ ammessa dalla legge. Purtroppo la pratica medica attuale e’ di tagliare il cordone prima che il sangue sia passato al bambino, in questo contesto già non rispettoso del bambino, la donazione del sangue del cordone darebbe un senso ad una pratica sbagliata. Ma l’ideale per la salute del bambino e’ impedire che il cordone venga tagliato finche’ il sangue giunge al bebè’.

12. Qual è secondo voi la situazione ottimale per il bambino?

1. Che vengano rispettati i suoi tempi di nascita. Cioè che venga evitata l’induzione, a meno che non sia dimostrato, per quel caso specifico e con indagini oggettive, che vi sia pericolo di vita o di patologia per mamma o bebè. Che venga evitata l’accelerazione del travaglio, il taglio cesareo elettivo in assenza di oggettive indicazioni di patologie, che non vengano somministrate sostanze sintetiche e medicinali, salvo che non vi siano indicazioni specifiche e oggettive di necessità
2. che il bambino rimanga sempre a contatto con la madre, e nel caso di bambini nati pretermine o con complicazioni che venga fatto di tutto per agevolare il contatto fisico maggiore possibile tra mamma e bebè.
3. che il bambino venga alimentato al seno in modo esclusivo e a richiesta per almeno i primi 5-6 mesi di vita, che l’allattamento costituisca una fonte primaria di nutrimento per il bebè per il primo anno di vita, e che prosegua sino a che il bambino e la mamma lo desiderano.

13. Io ho paura e desidero essere assistita il più possibile dal personale medico e dall'ospedale. Credo che affidare il parto all'ostetrica ed essere dimessa precocemente sia pericoloso.

L’ostetrica è una professionista abilitata che viene da un percorso universitario (laurea triennale presso la facoltà di medicina) ed è la figura formata e preposta all’assistenza della gravidanza, parto e puerperio fisiologici. Il medico ginecologo ha una formazione diversa, che giustifica la sua responsabilità solo in caso di patologia. Confondere la gravidanza ed il parto con eventi medici comporta seri rischi di interventi superflui, che modificano in modo potenzialmente pericoloso e traumatico il decorso normale di questi stati fisiologici, ovvero normali processi organici in condizioni di salute.
Se stai bene e sta bene il tuo bambino, la scelta più sicura è affidarsi all’ostetrica, che d’altro canto è in grado di riconoscere le possibili avvisaglie di complicanze e patologie e segnalarle al ginecologo per l’intervento.
La dimissione precoce dall’ospedale, in condizione di salute, non è pericolosa per te e per il tuo bambino, anzi permette di recuperare brevemente i ritmi famigliari e inserire il nuovo nato nel contesto affettivo e nella routine domestica che, ben più dei rigidi orari ospedalieri, faciliterà il suo adattamento.
E’ importante che la donna precocemente dimessa possa godere di assistenza a domicilio, per essere rassicurata ed impostare l’allattamento e le cure del neonato, ma contemporaneamente beneficiando della vicinanza dei sui cari. Altrettanto importante è che i famigliari comprendano che la puerpera ha bisogno di cure, riposo e attenzione alle sue necessità, per cui si sconsiglia, in ospedale come a casa, di affaticarla con visite e impegni.

14. Io non credo di riuscire ad affrontare il dolore del parto, preferirei fare un cesareo piuttosto che soffrire per ore e ore. Come rispondete?

Il cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, per questo motivo, come tutti gli interventi chirurgici che presuppongono un taglio di tessuti e muscoli e la successiva sutura, ha un decorso doloroso nel post operatorio. Tale decorso e’ in genere ben più lungo di quello del travaglio e parto. Nel post intervento i dolori sono causati dalla ferita che deve rimarginarsi, inoltre non è possibile alzarsi dal letto nella giornata in cui e’ avvenuto l’intervento perché’ la muscolatura addominale è stata incisa, ciò rende doloroso anche un colpo di tosse. Questo stato di immobilità comporta l’uso di un catetere che può essere anch’esso fonte di dolore. A questo si aggiunge il rischio, non infrequente, di infezione e suppurazione della ferita, aderenze (i tessuti di strati diversi si cicatrizzano appiccicati) che possono essere molto dolorose nel tempo o in caso di una nuova gravidanza, possibili infezioni alle vie urinarie causate dal catetere. Il cesareo non è una modalità indolore di dare alla luce un figlio e soprattutto è un atto medico che comporta dei rischi che possono essere corsi quando sono in pericolo grave la salute e la vita di donna e bambino, non come alternativa alla normalità di un parto.

15. Il mio medico dice che l'epidurale aiuta mio figlio, poichè con meno stress la madre riesce a respirare meglio e garantisce al feto un migliore apporto di ossigeno. Perché dovrei negare questo vantaggio a mio figlio?

Questa affermazione non è supportata da alcuna evidenza scientifica e appare anche poco verosimile, in quanto per causare una carenza di ossigeno al bambino la madre dovrebbe smettere di respirare. Non sono molti gli studi sull’effetto dell’epidurale sul bebè per poterla definire innocua, è associato all’epidurale un maggiore rischio di aumento della temperatura materna, ciò può provocare tachicardia fetale erroneamente scambiata come sofferenza.

16. Sono rimasta incinta con un'inseminazione artificiale. Il parto naturale è sicuro per me e per mio figlio?

Il parto è un evento fisiologico, cioè appartiene alla normale capacità del nostro corpo, come l’espletamento delle altre nostre funzioni vitali e fisiologiche. Per questa ragione il parto naturale è l’opzione più sana e sicura per ogni donna e ogni bambino, a prescindere dalla modalità in cui è avvenuta la fecondazione.
Non ci sono evidenze scientifiche a supporto della tesi per cui il cesareo eviterebbe i rischi di un parto naturale. Mentre le evidenze scientifiche mostrano che chi subisce un cesareo ha una morbosità puerperale aumentata di 10 – 15 volte, quadruplica il rischio di morte materna, può subire, a causa del cesareo, un rischio aumentato di insorgenza di patologie ostetriche nei successivi parti (ad es. gravidanze extra uterine, placenta previa, distacco di placenta), nonché degli effetti collaterali di un intervento. Gli effetti negativi del cesareo si estendono anche al neonato. Per queste ragioni solo se esiste un’indicazione medica oggettiva all’intervento chirurgico è ragionevole correre tali rischi.

17. Ho più di 35 anni. Il parto naturale è sicuro per me e per mio figlio?

Il parto fisiologico è l’opzione più sana e sicura per tutte le donne, e anzi il recupero dopo parto naturale è di gran lunga più veloce un del decorso post-operatorio richiesto dal taglio cesareo, e presenta un numero assai minore di possibili complicanze.

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